Perugino
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Antonio Mancini dipingeva con una tecnica che nessun altro ha praticato allo stesso modo: nel colore ancora fresco inseriva frammenti di vetro, stagnola e altri materiali riflettenti, perché la superficie catturasse la luce vera della stanza.
Per disegnare usava inoltre una graticola, un telaio di fili tesi che interponeva fra sé e il modello, con una griglia identica sulla tela. È un espediente antico, ma lui lo portava all'estremo, arrivando a costruire impalcature di corde attorno al cavalletto.
John Singer Sargent, che di ritratti se ne intendeva, lo definì il maggiore pittore vivente. Mancini visse comunque quasi sempre in ristrettezze, con lunghi periodi di malattia mentale, e ottenne riconoscimento tardi: i suoi quadri più densi di materia sono oggi fra i più riconoscibili della pittura italiana fra Otto e Novecento.
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