Presepe Napoletano
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Paolo Caliari, detto il Veronese, fu convocato dal Sant'Uffizio nel luglio 1573 per un'Ultima Cena dipinta per il refettorio dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.
Gli inquisitori gli contestarono di aver messo attorno al tavolo di Cristo buffoni, nani, soldati tedeschi ubriachi, un servo col naso sanguinante e un cane in primo piano. Il verbale del processo è conservato ed è un documento straordinario sulla libertà dell'artista: Veronese rispose che «noi pittori ci prendiamo le licenze che si prendono i poeti e i pazzi».
Gli fu ordinato di correggere il quadro a proprie spese entro tre mesi. Non toccò un pennello: cambiò il titolo in «Cena in casa di Levi», dove la presenza di gente d'ogni sorta era canonica. La tela è oggi alle Gallerie dell'Accademia.
Linea continua: dati osservati; linea tratteggiata e fascia più tenue: stima fra osservazioni. Un punto segna i mesi in cui il mercato si è mosso: pieno se il valore nasce da vendite concluse, vuoto se da prezzi richiesti. La fascia mostra la dispersione dei prezzi, non un prezzo garantito, e le cifre sono indicative: sono arrotondate di proposito e non corrispondono al prezzo di una singola vendita.
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