C.A.R.M. - Corrado Cagli, Davide Salmista
VAT002106194VA194
Ce l'hai anche tu questa scheda? Aggiungila alla tua collezione: tieni traccia di esemplari nuovi e usati, note private e valore stimato.
Achille Funi appartiene alla generazione che, negli anni Trenta, tentò di riportare la pittura italiana sulle pareti. Nel 1933 firmò con Sironi, Carrà e Campigli un manifesto della pittura murale: il cavalletto era arte da salotto, sostenevano, e l'arte pubblica doveva tornare a essere affresco.
L'argomento era tecnico e insieme politico. L'affresco impone dimensioni grandi, soggetti leggibili e committenza pubblica; è per definizione un'arte che non si compra e non si sposta. In un'epoca che cercava un'arte di Stato, la convergenza fu immediata, e la stagione dei grandi cicli murali italiani nacque da lì.
Funi era partito futurista, era passato per il ritorno all'ordine del Novecento italiano e finì insegnando a Brera. Nel giro di una vita sola aveva attraversato tre poetiche che si detestavano fra loro.
VAT002106194VA194
VAT002116195VA195
VAT002136197VA197