La Divina Commedia - Inferno, Canto III
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Caronte, che nel terzo canto dell'Inferno traghetta le anime sull'Acheronte, viene direttamente dal sesto libro dell'Eneide: Dante lo prende di peso dal poeta che ha accanto come guida.
Ma lo cambia. Il Caronte virgiliano è un vecchio squallido e stanco; quello dantesco ha gli occhi di brace, batte col remo chi si attarda e urla alle anime di non sperare mai più di vedere il cielo. È diventato un demonio, perché nel sistema di Dante le divinità pagane non spariscono: vengono riassunte come funzionari dell'aldilà cristiano.
Il canto si chiude con la prima delle tre volte in cui il protagonista sviene. Un lampo rosso, un terremoto, e Dante cade come un uomo preso dal sonno: un espediente narrativo elegante, che gli evita di spiegare come abbia attraversato un fiume su cui gli era stato detto che non poteva passare.
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