La Divina Commedia - Purgatorio, Canto III
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Il diciannovesimo canto del Purgatorio si apre con un sogno che è una delle pagine psicologicamente più acute del poema.
A Dante appare una donna balbuziente, storta, con gli occhi guerci e le mani monche. Ma via via che lui la fissa, la lingua si scioglie, il corpo si raddrizza, il colorito si accende, e la donna comincia a cantare dicendo di essere la sirena che sviò Ulisse. È lo sguardo di chi guarda a renderla desiderabile: la bellezza non è nell'oggetto, la mette chi lo osserva.
Il sogno si spezza quando una donna santa la afferra e le squarcia le vesti sul ventre, e il fetore che ne esce sveglia il sognatore. È la definizione dantesca della seduzione dei beni terreni, e non è una metafora astratta: è il meccanismo dell'ossessione, descritto sei secoli prima che qualcuno gli desse un nome clinico.
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